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IL GRANDE EONE - L'OCCHIO DELL'AQUILA

  • Immagine del redattore: Connor1991
    Connor1991
  • 6 giu 2022
  • Tempo di lettura: 10 min


Eccoci dunque tornati con la nostra serie di articoli dedicati all'approfondimento e all'analisi degli Isu nel più assoluto dettaglio. Nel capitolo precedente abbiamo tentato di ricostruire grossolanamente l'evoluzione della Prima Civilizzazione a partire dai Primati, nonché la dinamica attraverso la quale gli Isu stessi rimisero in circolazione le specie loro pregresse creando gli Umani.

In più abbiamo appurato come il clima entro il quale l'Homo sapiens si è evoluto in Isu ha giocato un ruolo determinante nella configurazione anatomica assunta da gruppi distinguibili di Precursori; molti clan sono infatti caratterizzati non solo da cultura e organizzazione sociale diversa, ma anche da una vera e propria etnia diversa. Questi sono però parametri quasi esclusivamente anatomici.


Nell'articolo seguente parleremo invece di un aspetto più fisiologico degli Isu, restringendo il focus sul loro già conclamato sesto senso, la Conoscenza; da precisare ovviamente che noi siamo abituati a chiamarlo Occhio dell'aquila, seppur le due cose non vadano confuse. Con calma arriveremo a sottolineare anche le differenze tra i due termini. Prima fissiamo lo scopo di questo articolo, cioè rispondere alla domanda: cosa è il sesto senso degli Isu e come funziona?

Come nostro solito, sfruttiamo qualche piccolo aneddoto scientifico a supporto della nostra dissertazione. Bando alla ciance e iniziamo!

L'Occhio dell'aquila che siamo abituati a conoscere non è niente se paragonato alla Conoscenza di un Isu puro.

Come sottolineato in precedenza, Conoscenza e Occhio dell'aquila sono due declinazioni molto diverse di una stessa abilità; potremmo dire in un certo senso che sono la medesima cosa ma con intensità e possibilità molto differenti. Il termine Conoscenza andrebbe utilizzato con riferimento al sesto senso di un Isu puro, e dunque capace di utilizzarne appieno tutte le facoltà.

Con Occhio dell'aquila ci si riferisce piuttosto ad una forma depotenziata, e di molto anche, della Conoscenza. Questa forma minore si manifesta tipicamente in Umani dotati di concentrazioni più o meno significative di DNA a tripla elica. A rimarcare questa importante differenza è lo stesso Poseidone:


"Gli Umani hanno cinque sensi per percepire il mondo che li circonda. Noi siamo stati benedetti con un sesto, la Conoscenza... Eh no! Non è il tuo semplice Occhio dell'aquila. L'essenza di quel senso è dormiente per ora."

La diluizione come Occhio dell'aquila è dovuta quindi alla nascita degli Ibridi: per esempio, Adamo ed Eva erano geneticamente Isu al 50% e dunque potevano vantare un'affinità per il sesto senso estremamente alta. I loro discendenti tuttavia possedevano sicuramente minori percentuali di DNA a tripla elica rispetto ai loro antenati, e in virtù di ciò si è parallelamente affievolito il potere suddetto.

In linea generale possiamo dire che tanto più è alta la concentrazione di genoma Isu all'interno di un essere Umano e tanto più quest'ultimo sarà predisposto a manifestare naturalmente le capacità del suo antenato Precursore, incluso dunque il sesto senso. Ciò non significa che individui geneticamente non dotati di DNA antico non possano mai sviluppare l'Occhio dell'aquila, e ce lo conferma Mary Read stessa:


"Ogni uomo su questa terra ha dentro di sé una sorta di istinto sepolto da sempre. Molti lo ignorano, altri impiegano anni per scoprirlo. Ma per pochi fortunati è naturale come respirare."

Ancor più in generale possiamo asserire, in ultima analisi, che la progressiva diffusione del genoma Isu nel pool genetico degli Umani garantisce ad ogni individuo nella media la possibilità di sbloccare il sesto senso tramite un rigidissimo addestramento. Ma per individui geneticamente molto dotati di DNA antico, come Desmond Miles o i Saggi, l'accesso al suddetto potere è sicuramente più spontaneo. Soprattutto i Saggi, con il loro 6% medio di geni Isu, presentano una delle più alte affinità naturali per l'Occhio dell'aquila.


La matrice è infatti la stessa dell'articolo sulla biologia generale di un Isu: doti genetiche più considerevoli portano, nel complesso, a capacità psico-fisiche migliori se paragonate all'Umano medio. Ricordiamo che un uomo comune possiede percentuali di DNA Isu pari allo 0,0002%. Il sesto senso non fa ovviamente eccezione a questa regola.

Proponiamo di seguito schemi e grafici che possano riassumere il tutto e catalogare meglio i dati numerici a nostra disposizione:

Questo schema da noi realizzato spiega il rapporto genetico che sussiste tra gli Isu e gli Umani; incrociandosi con il loro schiavi gli Isu portarono alla nascita degli Ibridi, i quali poi dispersero il DNA a tripla elica nel pool genetico umano mediante un secondo incrocio con gli Umani puri. Non a caso Desmond Miles è un confermato discendente di Adamo.

La curva DNA-Affinità indica quanto un individuo sia affine alle capacità degli Isu in base alla percentuale di DNA a tripla elica contenuto nei suoi cromosomi. L'andamento dimostra che tanto più è alta la concentrazione di genoma antico e tanto più l'individuo sarà capace di replicare le abilità degli Isu; avrà dunque un Occhio dell'aquila più forte e vicino al potere originale della Conoscenza. Nella tabella sono riportato le percentuali registrate per le categorie dello schema precedente.

Il succo del discorso, lo ribadiamo, è sempre quello per cui le capacità sovrumane di un individuo qualsiasi sono proporzionali alla quantità di DNA a tripla elica insito nel suo genoma: Desmond Miles per esempio aveva una percentuale pari più o meno all'1%, che potrebbe sembrare poco, ma è in realtà moltissimo se considerata in relazione agli oltre settanta millenni passati dall'estinzione degli Isu.

Non per niente l'Occhio dell'aquila manifestato da Desmond non era sviluppato come quello di Kassandra, la quale poteva sfruttarlo entrare in simbiosi con la sua aquila, vedendo attraverso i suoi occhi e sentendo con le sue orecchie. Abbiamo dunque appurato che più un individuo è geneticamente dotato e più il suo Occhio dell'aquila sarà vicino a replicare il vero senso della Conoscenza.

Concettualmente l'Occhio dell'aquila è l'estensione della coscienza intesa come capacità di avvertire, valutare e comprendere la realtà che circonda l'utilizzatore nella sfera della propria esperienza.

Ma nella pratica, che cos'è questo sesto senso e cosa permette di fare?

In base a ciò che abbiamo potuto osservare dai possessori dell'Occhio dell'aquila, esso permette di estendere la sensazione e la percezione che l'utilizzatore ha della realtà ad egli circostante, permettendogli di coglierne anche il più piccolo dettaglio e di capire istintivamente come cose o persone siano legati alle sue intenzioni. Forme più avanzate, ottenute naturalmente o mediante un allenamento molto severo, garantivano doti ancor più straordinarie: percepire la presenza di bersagli attraverso ostacoli fisici, sentire il battito del cuore delle persone circostanti, prevedere i loro spostamenti, o ancora, accedere ai loro ricordi entrando in contatto con il loro sangue.

La massima estensione finora osservata dell'Occhio dell'aquila permetteva appunto una simbiosi con gli animali, una dote che nella storia hanno manifestato solo cinque persone: Kassandra, un Occulto cinese di nome Li E, il fondatore della Confraternita e ultimo medjay Bayek di Siwa, la condottiera vichinga e Saggia Eivor Varinsdottir, e infine Io:nhiote la terzogenita dell'Assassino nativo americano Rantonhnhaké:ton.

In virtù del fatto che la Conoscenza si esprime al massimo del suo potere solamente in un Isu purosangue, è lecito pensare che costoro avessero accesso a tutte queste abilità, se non addirittura ad altre a noi non pervenute. In generale è importante capire che il sesto senso originale doveva essere enormemente più forte di tutte le forme di Occhio dell'aquila fin qui osservate, così tanto da non poter immaginare di cosa gli Isu fossero capaci, come essi vedessero il mondo e come vi interagissero.

Nelle visioni oniriche dei ricordi di Odino contenute nei geni di Eivor Varinsdottir abbiamo avuto modo di osservare come Odino fosse un Isu molto più forte e prestante della media; egli potrebbe essere un caso di prodigio genetico anche tra i suoi stessi simili. Poteva dunque avere una Conoscenza più forte e precisa.

È altresì probabile che anche tra gli Isu stessi vi fossero individui capaci di padroneggiare meglio di altri la Conoscenza; essendo un senso come la vista o l'udito, anch'essa è affinabile mediante un allenamento specifico: è noto ad esempio che Ezio Auditore, dopo molti anni di pratica nell'uso dell'Occhio dell'aquila, migliorò nel suo utilizzo al punto da poter udire il battito delle persone e premonire i loro spostamenti. Il Mentore italiano iniziò infatti a riferirsi alla sua nuova abilità come Senso dell'aquila, anziché come Occhio.


Sulla base di ciò potremmo suppore che anche certi Isu sapessero usare la Conoscenza meglio di altri. Questo è però un discorso che si apre a tantissime variabili, dalla predisposizione dell'Isu in questione, ad un suo eventuale allenamento nell'utilizzo del sesto senso, fino alle sue capacità genetiche; d'altronde se è vero che gli Isu sono solamente degli Umani estremamente evoluti, è lecito pensare che anche fra di loro potessero esistere dei prodigi genetici. Viste le capacità manifestate, si potrebbe pensare, per esempio, che Odino fosse un particolare talento genetico degli Isu.


Ma tralasciando questi discorsi dalle variabili troppo numerose per essere trattati nel concreto, cerchiamo di ricostruire, avvalendoci di immaginazione e nozioni scientifiche, la dinamica con la quale il sesto senso si manifesta da un punto di vista puramente processuale.

In parole più semplici vogliamo adesso esaminare gli accadimenti biologici che interessano il cervello degli Isu e di tutte le categorie elencate in precedenza, in modo da capire la fisiologia che sta dietro al senso. Il primo a venirci in aiuto è il capitano e Maestro Assassino gallese Edward Kenway:


"Conosco questa sensazione. La provo fin da ragazzo. È come usare tutti i sensi insieme, vero? Come vedere suoni, e sentire forme. Una bella armonia."

Le informazioni del mondo esterno vengono recepite e interpretate attraverso aree del cervello chiamate aree associative, delle vere e proprie porzioni di tessuto nervoso connesse agli organi di senso mediante circuiti neurali.

Questa è l'unica testimonianza nota riguardo alle sensazioni che l'Occhio dell'aquila scatena in un soggetto capace di padroneggiarlo in maniera innata; soffermiamoci sulla frase vedere suoni e sentire le forme. Da essa possiamo dedurre che Edward si stia riferendo ad uno specifico utilizzo della vista e dell'udito, due dei sensi primari.

I cinque sensi primari degli animali, in fisiologia, vengono trattati nel contesto della conclamata sensibilità specifica. Essa è la capacità di captare e assorbire informazioni dall'ambiente mediante degli organi di senso; toccando un oggetto con la mano esercitiamo il senso del tatto, mentre attraverso gli occhi possiamo esercitare il senso della vista e osservare il mondo intorno a noi.


Tutte le informazioni recepite vengono poi mandate al sistema nervoso centrale (SNC) per l'elaborazione e l'interpretazione, due processi che porteranno l'organismo a costruire una risposta fisiologica rispetto a quanto è stato captato nell'ambiente. Il continuo susseguirsi di captazioni e risposte concorre a mantenere l'organismo biologico in equilibrio chimico-fisico, altresì noto come omeostasi.

L'elaborazione delle informazioni avviene a livello della cosiddetta corteccia cerebrale, all'interno di zone chiamate aree associative; ad ognuna di esse viene associato un organo di senso. Nello schema proposto sopra è possibile osservarne la disposizione e l'estensione - rappresentate solo qualitativamente.


Già da queste piccole nozioni possono capire alcune cose importanti: se come ha detto Edward Kenway il sesto senso permette di vedere e di sentire, allora deve necessariamente trattarsi di sensibilità specifica, e fare uso di organi di senso in accordo con la definizione precedente. D'altra parte bisogna tener conto del fatto che l'Occhio dell'aquila richieda una certa dose di concentrazione per essere attivato; non è dunque un senso che si realizza passivamente, bensì può essere attivato a piacimento di chi lo domina.

Giusto per non perdere il filo del discorso, ripetiamo nuovamente: tutte le informazioni raccolte mediante occhi e orecchie vengono mandate alle aree associative del cervello per essere elaborate e interpretate; ne deriva una deduzione importante: l'Occhio dell'aquila, e dunque la Conoscenza, fa un uso simultaneo di almeno due dei cinque sensi primari, udito e vista.


La sinestesia è una rara condizione neuropsicologica in cui un singolo stimolo, solitamente captato da una specifica area associativa del cervello, viene involontariamente captato anche da una seconda area. Ne deriva che si possono, ad esempio, sentire e vedere i suoni intorno a noi. Lo schema proposto illustra la sinestesia descritta da Edward Kenway; il concetto è spiegato meglio di seguito.

La frase di Edward però suona alquanto paradossale, dal momento che lui sostiene di poter vedere suoni e sentire forme, quasi stesse invertendo l'accoppiamento stimolo-senso, dato che i suoni possono essere sentiti ma non visti, e le forme viste ma non sentite. In base a quanto detto pocanzi, saremmo portati a dire che il capitano Kenway sia del tutto pazzo; oppure no? In neuropsicologia esiste una condizione rarissima chiamata sinestesia. Spieghiamola con un esempio.

Per spiegarci meglio: immaginate di stare ascoltando della musica, ovviamente i suoi che recepite tramite gli auricolari verranno interpretati dal vostro cervello mediante l'area associativa uditiva, deputata proprio alla captazione degli stimoli sonori. Ma cosa succederebbe se per un caso della vita, lo stimolo suddetto colpisse anche la vostra associativa visiva? Avvertireste la sensazione di poter effettivamente vedere quei suoni.

Composizione VII di Kandiskij, precursore nonché fondatore della pittura astrattista nonché sospetto caso di sinestesia. All'interno della serie potrebbe dunque figurare come un possibile utilizzatore dell'Occhio dell'aquila.

Questa è dunque la sinestesia: una stimolazione involontaria di un circuito sensoriale e cognitivo differente da quello con il quale uno specifico stimolo viene normalmente recepito.

Aldilà dei paroloni, lo stesso discorso possiamo farlo ovviamente per il senso della vista: tutte le forme e le cose che vediamo colpiscono anche l'area associativa uditiva, il che ci permette di sentire i suoni dati dagli oggetti, la loro essenza così per dire.

Volendo azzardare un'ipotesi, diremmo che gli Isu potessero sentire il moto vibratorio puntuale degli atomi. Storicamente esistettero moltissimi individui le cui affermazioni inducono gli esperti a pensare che soffrissero di sinestesia: il pittore Vassilij Kansiskij sperava ad esempio che la gente potesse ascoltare i suoi dipinti, o ancora, Charles Baudelaire, con il suo Sonetto delle vocali rientra tra i maggiori sospetti di sinestesia.


La nostra conclusione dunque è che i membri della Prima Civilizzazione fossero esseri affetti da sinestesia, che consentiva loro di interpretare un singolo stimolo mediante l'uso simultaneo di tutti i loro cinque sensi primari, formandone di fatto un sesto. Tale senso si chiama Conoscenza non a caso: percepire cose come il gusto di una lettera, il suo di una forma, o l'odore del vento doveva aprire agli Isu una finestra sulla realtà completamente differente dalla nostra.

Percepivano il mondo in maniera incomprensibile per un umano comune, e ciò ovviamente ebbe influssi non indifferenti sulla loro civiltà: per esempio nel dicembre 2012, Shaun Hastings, assaggiando l'ambrosia contenuta nel Grande Tempio, ipotizzò che gli Isu avessero un palato molto differente da quello umano.

Breve schema riepilogativo, prima di passare all'ultimo punto.

Sembra scontato ma non lo è assolutamente, questa capacità straordinaria degli Isu prescinde che il loro encefalo si sia sviluppato molto più profondamente del nostro - non a caso abbiamo citato nell'articolo precedente alla loro maggior evoluzione rispetto alla specie umana.

Il tessuto nervoso di un Isu in particolare doveva vantare diverse centinaia di miliardi di neuroni in più rispetto a quello di un uomo comune; tutte quante cellule capaci di interconnettere tra loro le varie aree associative mediante circuiti neurali extra.


Il fatto che negli Umani questo senso sia dormiente implica che questi circuiti debbano in qualche modo essere sbloccati attraverso un allenamento mentale molto severo, come già sottolineato in precedenza: è probabile che i neuroni extra negli Umani molto dotati o comunque nei discendenti degli Isu siano presenti in numero significativamente minore, ma comunque sufficiente ad una sinestesia e dunque a sbloccare l'Occhio dell'aquila.

Infine vogliamo provare a spiegare un ultimo punto. Come citato in precedenza, individui del calibro di Ezio Auditore hanno allenato il lo senso al punto da poter percepire il battito cardiaco altrui, suggerendo quasi un'amplificazione dei suoi sensi. Ci tocca allora presumere che la Conoscenza permetta di aumentare la sensibilità degli organi di senso, permettendo ad occhi e orecchie di captare onde luminose e sonore di norma impercettibili.

Dalle affermazioni di Ezio possiamo presumere l'Occhio dell'aquila non sia dovuto solamente ad una maggior elaborazione nervosa ma anche ad un miglior sensibilità degli organi di senso; in particolare permetterebbe di vedere oltre lo spettro elettromagnetico normalmente osservabile dall'uomo, e ciò spiega il perché delle aure colorate.

Questa supposizione ci permetterebbe, almeno in teoria, di spiegare perché oggetti e individui intrinsecamente legati alla volontà di chi utilizza l'Occhio dell'aquila siano distinti da un bagliore colorato, un'aura. Il concetto di aura viene inteso in parapsicologia come un'onda luminosa dalla frequenza troppo alta per gli Umani; questo ci porta a concludere che gli Isu potessero vedere i raggi ultravioletti (e per sinestesia, saggiarne il sapore e udirne il suono).


Analogamente, il fatto che il capitano Kenway potesse marchiare i propri bersagli e vederli oltre i muri lascia immaginare che gli Isu vedessero anche frequenze più basse dello spettro visibile, e cioè a raggi infrarossi. Oltre ad una plurima interpretazione nervosa quindi, la Conoscenza sembra garantire anche una maggior sensibilità, estendendo lo spettro visibile e udibile di chi ne fa uso completo o annacquato.

Ci teniamo a specificarlo di nuovo: quanto è stato appena raccontato è solamente una nostra analisi, da non intendersi come materiale ufficiale rilasciato da Ubisoft; per quanto probabili e realistiche possano essere le nostre dissertazioni, rimangono semplici ipotesi fan-made come tante altre. La sola parte che invitiamo a prendere come ufficiale, certa e matematica è quella relativa alle concentrazioni di DNA antico in rapporto alle capacità individuale di un esemplare.


Fatta questa precisazione, mettiamo pure la parola fine ad un articolo che per essere fatto realmente ad arte richiederebbe un minutaggio e un lavoro insostenibili sia per voi sia per noi. Ci sarebbero tutte quante le varianti del senso osservate finora da analizzare nel dettaglio, ma momentaneamente limitiamoci a dire semplicemente che gli Isu, grazie alla Conoscenza, godevano di una comprensione della vita e della realtà a dir poco estrema.

La reale estensione delle capacità di questo potere non ci sarà mai del tutto chiara, visto che ne abbiamo potuto osservare solamente una frazione diluita in soggetti non puri. Giusto per riassumere:

  • Maggiore è la quantità di DNA antico posseduta da un individuo e maggiore è la sua affinità con le capacità degli Isu in particolare la Conoscenza.

  • Si parla di affinità proprio perché l'incrocio di specie tra Isu e Umani, e successivamente degli Ibridi con gli Umani, ha portato ad un progressivo disperdersi e annacquarsi del DNA a tripla elica, che ci permette di distinguere tra più categorie. Tutte tranne gli Isu fanno uso di una versione diluita della Conoscenza, ovvero l'Occhio dell'aquila.

  • Questo sesto senso può essere inteso come il prodotto della sovrapposizione di una sinestesia e di un'amplificazione nella sensibilità specifica.

Vi rimandiamo dunque al prossimo articolo, in cui parleremo dei clan degli Isu e la loro distribuzione etnica!

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