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IL GRANDE EONE - BIOLOGIA ED EVOLUZIONE DEGLI ISU!

  • Immagine del redattore: Connor1991
    Connor1991
  • 6 mag 2022
  • Tempo di lettura: 10 min

Aggiornamento: 7 mag 2022



Siamo lieti e felici di darvi il benvenuto nel primo pezzo di una serie molto particolare e alla quale stavamo pensando da molto tempo, specie considerando che pochi o nessuno hanno trattato approfonditamente questo argomento: gli Isu. Questi esseri umanoidi e terribilmente complicati ci hanno accompagnato dagli albori della saga e ne sono stati il letterale epicentro per tutto questo tempo; tutto in Assassin's Creed si svolge intorno a loro e alla loro eredità.

Negli anni l'aura di mistero che fluttuava intorno a loro si è man mano diradata, e con gli ultimi capitoli della saga abbiamo avuto modo di apprendere una grandissima quantità di informazioni su di loro. Il numero di elementi a nostra disposizione è ora più che mai sufficiente a sviscerare l'argomento.


L'obiettivo di questa serie sarà infatti proprio questo: restituire una conoscenza completa a 360° sugli Isu, coprendo svariati aspetti, che spaziano dalla cultura e all'organizzazione sociale, fino alla loro biologia. È proprio su quest'ultimo argomento che vogliamo soffermarci oggi. Conoscere il profilo biologico di un Isu è fondamentale per comprendere le differenze con gli Umani, ma soprattutto il perché molti personaggi della serie posseggano determinate capacità.

Anche se le informazioni a disposizione sono poche possiamo provare a sfruttare qualche piccola nozione scientifica per ricostruirne l'evoluzione e la biologia. Senza dilungarci ancora, direi di cominciare!

Ricadendo entro il genere Homo, gli Isu originano necessariamente da una famiglia di Primati, dai quali si sono evoluti fino all'estremo. Rappresentazione ad opera di Ale Noc.

Sembra scontato dirlo, ma gli Isu sono degli umani come noi, solo evoluti al limite delle loro possibilità genetiche. Più tecnicamente dovremmo dire che proprio come noi ricadono nel genere Homo, una classe che include tutti i Primati appartenenti alla famiglia degli Ominidi.

Tassonomicamente sono la diretta evoluzione del moderno Homo sapiens, classificati dall’Abstergo Industries come Homo sapiens divinus.


Possiamo classificarli entro queste categorie sulla base delle loro stesse ammissioni: essi crearono gli Umani per essere somiglianti a loro in tutto e per tutto meno che nell’intelligenza e nelle doti sensoriali. Gli Umani vennero infatti progettati da Phanes, un celebre scienziato Isu, attraverso la forzata evoluzione di alcune specie pre-esistenti di Primati.


Se gli Umani furono creati a partire dai Primati e sono al tempo stesso immagine e somiglianza degli Isu, questo ci permette di riconfermare, senza equivoco e per transitività, che gli Isu sono tassonomicamente classificabili nel genere Homo e come specie diversa dalla nostra.

In termini spiccioli, gli Isu si sono evoluti dalle scimmie come noi. Ma quanto tempo hanno impiegato per evolversi al punto da essere più avanzati dell’uomo moderno? E quali caratteristiche hanno influenzato la loro evoluzione?

Un fattore determinante è secondo noi il tempo che essi impiegarono per evolversi. Antropologicamente si stima che il gene Homo sia comparso circa 2 milioni e mezzo di anni fa, quando i progenitori dei Primati apparvero sulla Terra per la prima volta; nella lore del brand gli Isu vengono descritti come il prodotto di millenni e millenni di evoluzione, per cui potremmo stimare che questa ricada proprio entro questo range di tempo.

Ricostruzione approssimativa della migrazione dell'Homo sapiens fuori dall'Africa.

Proviamo a ricostruire, abbastanza grossolanamente, il loro percorso evolutivo. Come detto in precedenza, il gene Homo fece la sua prima comparsa sulla Terra approssimativamente 2 milioni e mezzo di anni fa, differenziandosi dal ramo degli australopitechi che era quello principale. Gli australopitechi, a tal punto, rientrano di diritto fra gli antenati degli Isu proprio per come lo sono degli umani.

Appena 500.000 anni dopo fanno la loro comparsa due specie nuove specie di ominidi, ovvero l’Homo erectus e l’Homo ergaster. La moderna antropologia ritiene che sia stata una tra queste due categorie a diffondere il gene agli angoli del pianeta. Ciò sarebbe avvenuto tramite una migrazione dall’Africa negli altri continenti, una teoria largamente accreditata e che prende il nome di Ipotesi multiregionale.


Il moderno Homo sapiens pare ripercorse nuovamente queste orme, facendo la sua comparsa in Africa circa 300.000 anni fa e migrando da essa nel resto del mondo, sostituendosi progressivamente all’Homo erectus. Da questo punto in poi comincia il percorso evolutivo che deve aver condotto l’Homo sapiens a differenziarsi in Homo sapiens divinus come anello successivo dell’evoluzione di questo genere.

Se gli Umani sono stati ricreati dagli Isu circa 77.000 anni fa, possiamo calcolare approssimativamente che la Prima Civilizzazione sia il prodotto di circa 200.000 anni di evoluzione dei primi veri Homo sapiens.

Ripiegamenti di DNA a tripla elica caratteristici di un Isu dentro un cromosoma; la mescolanza dei due profili è dovuta agli incroci che si sono realizzati tra Umani e Isu.

Questo ci porta ad una conclusione importante: nel sintetizzare nuovamente gli Umani attraverso il Progetto Anthropos, gli Isu non hanno fatto altro che reintegrare sul pianeta la stessa specie da cui loro stessi si erano evoluti, per sfruttarla quale forza-lavoro.

Dopotutto ormai è accreditato anche nella lore stessa che l'uomo nacque a partire da una serie di complesse modifiche genetiche fatte dagli Isu su alcuni esemplari del genere Homo.

Abbiamo tracciato la linea evolutiva teorica della Prima Civilizzazione, la quale, rispetto alle altre specie della sua famiglia, può vantare molte e diverse peculiarità, specialmente nel profilo genetico. Il DNA di un Isu tipico infatti si distingue da quello di un comune primate, e di qualsiasi altro essere vivente, per una caratteristica configurazione a tripla elica anziché a doppia.


È largamente probabile che il genoma di un Isu potesse vantare delle basi azotate inesistenti in quello degli altri esseri viventi, il che garantiva a questi ominidi delle capacità intellettive e fisiche del tutto fuori scala rispetto ad un comune umano. Il DNA a tripla elica è però solo una delle tante meraviglie che l’evoluzione ha donato agli Isu; un’altra di queste è un’anatomia per certi aspetti sconvolgente. Ma anche qui, andiamo con ordine facendo un passo indietro.

Prima abbiamo accennato all’esodo dell’Homo sapiens dal continente africano verso gli altri territori del pianeta, dove egli stabilì le proprie radici sostituendosi al suo antenato Homo erectus e, presumibilmente, incrociandosi con esso. Nelle centinaia di migliaia di anni successivi questi ominidi si evolvettero negli Isu come specie finale della loro catena evolutiva.

Da alcuni concept art mai utilizzati possiamo notare che gli Isu associati al pantheon egizio presentavano perlopiù pelle scura; filtrando la mitologia norrena osservata nelle visioni di Eivor Varinsdottir possiamo allora supporre che gli Isu del clan di Muspelheim, essendo di origine nordafricana, fossero gli Isu egizi dalla pelle scura.

In virtù di ciò dovrebbe essere intuitivo pensare che non tutti gli Isu sono biologicamente uguali tra loro: in funzione dell’estrazione geografica, infatti, possiamo osservare delle peculiarità che ci portano a definire veri e propri gruppi etnici insiti tra gli Isu stessi. Giusto per fare un esempio banale, gli Isu che avevano colonizzato le zone nordafricane avevano una pelle molto più scura rispetto a quelli che si erano stanziati nell’area mediterranea, o ancora quest’ultimi sembravano essere sensibilmente più alti rispetto alla media di tutti gli altri gruppi etnici.


Queste differenze anatomiche evidenziano che i primissimi Homo sapiens, evolvendosi negli Isu, non sono andati tutti quanti incontro alle stesse modificazioni biologiche, un fenomeno che può spiegarci il nostro amato Charles Darwin attraverso il concetto di selezione naturale. Essa è un meccanismo chiave dell'evoluzione, e consiste nel progressivo e cumulativo adattamento di una specie a specifiche condizioni ambientali; in termini più semplici, due esemplari di un medesimo organismo evolvono in maniera diversa a seconda dell’ambiente in cui vivono, sviluppando proprietà fisiologiche e anatomiche che li rendono adatti ad esso.


Per tornare agli esempi di prima, la pelle scura delle popolazioni africane è dovuta alla forte secrezione di melanina, stimolata dal clima torrido e caldo del continente; questa serve a proteggere la loro pelle dall’azione nociva dei raggi UV. Lo stesso ragionamento non possiamo farlo per le popolazioni europee, perché il loro clima è completamente diverso e richiede altri adattamenti.

Fenomeni come quelli descritti devono necessariamente aver interessato anche gli Isu per tutto il loro percorso evolutivo, tant’è che come abbiamo detto, possiamo fare una netta distinzione di carnagione tra gli Isu africani e quelli mediterranei.

Dando per certo che la selezione naturale abbia interessato anche gli Isu per tutto il loro percorso evolutivo, è interessante notare le conformazioni anatomiche di alcuni esemplari, che per noi umani sono ovviamente fantasiose: Durga ad esempio vantava ben quattro braccia.

La cosa a nostro avviso più affascinante sono le metamorfosi anatomiche che, secondo quanto detto fin qui, sembrano aver interessato alcuni particolari gruppi di Isu. La fisionomia mostrata da alcuni esemplari infatti ci lascia supporre un processo evolutivo che non sarebbe esagerato definire estremo. Ad esempio la Isu Durga, che probabilmente apparteneva al clan stanziatosi in India, vantava ben 4 braccia – caratteristica che accomuna un certo numero di divinità hindu, fra le quali potremmo citare anche Ganesh e Kali.

Sulla base di quanto affermato in precedenza circa le differenze evolutive tra gruppi etnici di Isu potremmo dire, almeno per ipotesi, che avere un numero di arti superiore a quattro fosse un tratto comune tra gli Isu del gruppo etnico indiano - assimilati dagli Umani al pantheon hindu.


Un ragionamento del tutto analogo possiamo farlo per i Nani: volendo ammettere che l’immaginazione di Eivor Varinsdottir non abbia tradito le reali dimensioni di queste figure, potremmo supporre che gli Isu del clan di Svartalfheim avessero come tratto comune una qualche forma di nanismo. E sempre per lo stesso ragionamento, quelli del clan mediterraneo che abbiamo imparato a conoscere in questi anni erano degli Isu affetti da sindrome di gigantismo.

In sintesi, come era già largamente intuibile, tra Isu che hanno visto il loro processo evolutivo realizzarsi in condizioni ambientali differenti esistono precise differenze biologiche, derivate dall'adattamento a quegli stessi ambienti. Queste caratteristiche insite nei vari gruppi Isu potrebbero in qualche modo spiegare come determinate anomalie genetiche si siano trasmesse nel pool genetico degli Umani.

Adamo ed Eva sono attualmente i due soli esemplari di Ibrido conosciuti; essi raccolgono il meglio della genetica umana e Isu.

È infatti stata documentata la simpatia di alcuni Isu, anche esponenti di spicco della loro società, per le loro creature: Aletheia credeva potessero rappresentare una risorsa ben superiore di una docile forza-lavoro, e che perfino creature tanto inferiori agli Isu meritassero una vita dignitosa; la stessa filosofia spinse Poseidone a proibire la sperimentazione sugli Umani presso Atlantide e perfino il maestro forgiatore Ivaldi aborriva la schiavitù degli Umani perpetrata da alcuni clan Isu – questo perché Svartalfheim era più dedita al commercio di armi e materie prime, ma ci torneremo in seguito.


Questa simpatia nutrita da alcuni Isu verso gli umani, si tradusse, come detto in precedenza, ad alcuni casi isolati di relazione amorosa. La più eclatante è quella che portò alla nascita di Eva, il primo Ibrido. Ella era figlia di una donna umana che conquistò il cuore di Phanes, nonché colei che insieme ad Adamo, un Ibrido frutto di una relazione sconosciuta, portò alla rivolta della specie umana contro i suoi creatori.

Ribadiamo nuovamente che Adamo ed Eva furono solamente i due casi più famosi di incrocio fra le due specie, ma non dobbiamo escludere che ne siano esistiti anche altri, soprattutto considerando l’elevata dispersione di genoma a tripla elica nelle linee di sangue umane postume alla Grande Catastrofe.

Considerate le peculiarità anatomiche dei vari gruppi etnici di Isu, possiamo ipotizzare che esse siano trasmissibili come anomalie genetiche ai loro discendenti Umani. Possiamo osservare il gigantismo degli Jotnar paragonando Poseidone a Kassandra.

Questa forte simpatia dei Nani verso gli Umani potrebbe aver condotto alla nascita di altri Ibridi rispetto ai già citati Adamo ed Eva. I discendenti di questi Ibridi potrebbero, sempre per le ipotesi espresse in precedenza, essere geneticamente predisposti alla sindrome di nanismo tipica di quel clan.

Concettualmente è come se gli Umani avessero raccolto il frutto dei molti millenni di evoluzione e adattamento ambientale affrontati dai vari clan Isu, integrandoli nel loro genoma come anomalie genetiche. Stesso dicasi anche per quegli Umani geneticamente molto dotati di genoma a tripla elica appartenente ad uno Jotnar, che potrebbe predisporre alla sindrome di gigantismo.

Congetture interessanti che però, ribadiamo, devono essere trattate come tali. Non è nulla di confermato nella serie, ma solamente un nostro modo di voler collegare la logica della realtà alla lore della serie.


Piuttosto, osservare Adamo, Eva, e altri esseri geneticamente dotati di alte concentrazioni di DNA antico, può ridarci informazioni estremamente importanti circa le prestazioni fisiche di un Isu.

Ricordiamo infatti la sequenza video intitolata La Verità, sbloccata da Desmond Miles nel 2012 dopo aver risolto tutti i glifi del Soggetto 16; la pellicola in questione era un frammento di un ricordo appartenuto agli stessi Adamo ed Eva, i quali rubando una Mela dell'Eden direttamente dalle mani di un Precursore danno il via alle ribellione degli Umani. Il particolare sul quale è utile soffermarsi sono le loro prestazioni fisiche: i due Ibridi riescono a scalare un palazzo di svariati piani nel giro di una decina di secondi, mostrando una velocità e una destrezza fuori scala rispetto a quella di qualunque altro uomo comune.

In virtù delle prestazioni fisiche manifestate dai Corrotti e dagli Ibridi, possiamo suppore con molta attendibilità che gli Isu fossero dotati di parametri fisici estremi, incomparabili a quelle di un qualsiasi Umano.

Spostiamo ora la nostra attenzione su Kassandra di Sparta e Alexios, due fratelli diretti discendenti degli Isu e con altissime concentrazioni di geni a tripla elica nel loro profilo biologico. Si rende qui necessario fare una distinzione tra il concetto di Ibrido e il concetto di Corrotto; il primo termine si riferisce esclusivamente a individui metà Isu e metà Umani, e dunque dotati una percentuale di DNA a tripla elica del 50%.

Corrotto è invece una nomenclatura coniata dal distaccamento persiano dell'Ordine degli Antichi per indicare i discendenti degli Ibridi, e degli Isu per estensione. La sostanziale differenza tra le due categorie sta nella percentuale di genoma antico presente nei rispettivi patrimoni: concentrazioni inferiori al 50% definiscono un Corrotto, e dunque un individuo sicuramente molto potente, ma più debole di un Ibrido.


Kassandra e Alexios erano infatti due guerrieri estremamente letali sul campo di battaglia, tant'è che gli Adoratori della Stirpe li veneravano come semidei. Possiamo solo immaginare, a questo punto, quali doti e capacità potessero vantare Adamo ed Eva in combattimento, dal momento che erano geneticamente più dotati dei due nipoti di Leonida.

In considerazione di tutte queste analisi, sulle capacità fisiche di un Isu tanto varrebbe non pronunciarsi. Se due Ibridi potevano scalare un edificio nel giro di qualche secondo, un Isu al pieno del suo potere doveva manifestare della capacità fisiche completamente al di fuori di ogni immaginazione: potenza, resistenza e prestazioni fisiche generali degne di un vero e proprio dio.

Le simulazioni di Atlantide, nel loro scopo essenziale, non rappresentano una fonte attendibile assolutamente certa per descrivere la forza di un Isu; è infatti Minerva a raccontarci che gli Umani avevano più che altro il vantaggio del solo numero.

Si potrebbe senza dubbio obiettare dicendo che Kassandra, nelle simulazioni di Atlantide ricreate da Aletheia, è riuscita a sconfiggere diversi Isu, e di conseguenza non potevano essere realmente così tanto forti.

Ricordiamo però che le simulazioni in questione furono progettate principalmente per insegnare a Kassandra a controllare il Bastone di Ermete, e non per ricostruire fedelmente la vera epoca Isu; è proprio Aletheia a specificare di aver inserito elementi e situazioni che potessero risultare più familiari per Kassandra. Esiste allora la possibilità che Ade, per citarne uno, sia stato depotenziato, e che in un combattimento reale avrebbe avuto la meglio senza difficoltà; d'altronde è la stessa Minerva a specificare che il vantaggio principale degli Umani contro gli Isu non stava tanto nella forza o nell'intelletto, quanto più nella superiorità numerica schiacciante.


Ricaviamo dunque un altro aspetto fondamentale degli Isu: il loro profilo genetico peculiare è portatore di prestazioni fisiche complessive esponenzialmente superiori a quelle umane, caratteristica che ritroviamo anche nei discendenti più lontani di questa civiltà antica.

Infine, è necessario menzionare un altro aspetto fondamentale che contraddistingue gli Isu dagli Umani, e cioè la loro aspettativa di vita: non è ovviamente noto quale fosse il range d'età medio per un Precursore, ma rispetto alle loro creature potevano vivere anche centinaia di anni pur rimanendo al loro picco fisico. È possibile fare un rapido esempio sottraendo la data in cui avvenne la Grande Catastrofe da quella in cui nacque Giunone; il calcolo restituisce approssimativamente un'età di 111 anni, tenendo conto che Giunone ai tempi non fosse considerata significativamente anziana.


Per riassumere:

  • Gli Isu sono il culmine dei Primati, essendo degli Homo sapiens che si sono evoluti per centinaia di migliaia di anni.

  • Il fatto che la loro evoluzione si sia realizzata in condizioni ambientali diverse a seconda del territorio di permanenza dei singoli branchi, ha portato allo svilupparsi di precise etnie di Isu con peculiarità anatomiche specifiche.

  • L'amore sbocciato tra alcuni Isu e i loro schiavi Umani ha portato al diffondersi del DNA a tripla elica in quest'ultimi. Ne deriva che gli Umani hanno sviluppato una predisposizione più o meno marcata a a manifestare abilità generali degli Isu o, probabilmente, caratteristiche fisiche di uno specifico clan.

  • Le prestazioni degli Ibridi e dei Corrotti ci permettono di suppore che le capacità fisiche degli Isu fossero estremamente più alte rispetto a quelle degli Umani.

  • L'aspettativa di vita degli Isu è nell'ordine del centinaio di anni.

Aspetti come i vari clan degli Isu, le loro singole caratteristiche peculiari e la loro cultura verranno esplorati più in là; per il momento mettiamo un punto in modo da procedere con calma e ordine. Appuntamento al prossimo episodio con l'analisi del sesto senso degli Isu, a noi noto come Occhio dell'aquila!

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